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DATAZIONE DEI REPERTI IN ARCHEOLOGIA

L'archeologia (dal greco ἀρχαιολογία, composto dalle parole ρχαος, "antico", e λόγος, "discorso" o "studio") è la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani).

Da ciò possiamo dedurre quanto ampio sia ampio il campo quando si “parla” di archeologia …….. archeologia classica , archeologia industriale , paletnologia ,archeologia subacquea , archeologia sperimentale, archeologia urbana, archeologia teorica , numismatica , epigrafia ………. In pratica archeologia è lo studio del passato in tutte le sue forme possibili , e appunto la varietà e la correlazione dei tipi di indagine permette di ricreare un’immagine a tuttotondo … o se preferiamo …3D del “nostro” passato .

La bella frase trovata in rete …..<La ricostruzione storica di eventi passati, naturali o antropici, ha come presupposto l’esigenza di collocare gli eventi medesimi in una scala temporale che possa avere la validità generale .>……. Non vuole altro che dire che è necessario affrontare studi corretti in tutti i contesti per quanto piccoli essi possano essere per poi unirli e considerare se combaciano gli uni agli altri come tante piccole tessere per poter poi ricreare l’ enorme puzzle della storia.

Il vero problema dell’ archeologo dunque è la datazione corretta degli oggetti rinvenuti in un determinato sito ,datazione necessaria per poter ricreare un immagine fedele che attraversando i secoli possa rispecchiare la più veritiera ricostruzione da un punto di vista culturale , sociale , economico .

Questo è relativamente semplice quando si dispone di fonti privilegiate come documenti , testi , dipinti e quant’altro  sia stato creato con l’apposito fine di tramandare  le notizie e gli eventi ai posteri , ma a volte(molto spesso) questa documentazione manca , a volte non siamo in grado di tradurla o comprenderla correttamente ,  altre volte le notizie riportate non sono reali … e si ….. purtroppo …. Molte volte i così detti storici tendevano a romanzare le loro cronache o a presentarle da un punto di vista di parte .

Vediamo ora il primo e più antico metodo di datazione … la stratigrafia . Questo metodo  prima della creazione di database affidabili e più in generale … dell’ avvento tecnologico era l’unica condotta affidabile da parte di un archeologo nella datazione di uno scavo. La stratigrafia si fonda sui seguenti principi:

  • Sovrapposizione stratigrafica: in condizioni normali, osservando una successione sedimentaria gli strati più antichi si trovano inferiormente, e viceversa gli strati più recenti si trovano in posizione più elevata o superiore. In altre parole ogni strato è più recente di quello che è a lui sottostante ed è più antico di quello che lo sovrasta.
  • Principio di orizzontalità originaria: Se non sono intervenuti movimenti tettonici gli strati si depositano orizzontalmente. Questo principio non sempre è valido, in quanto in ambienti deposizionali particolari, come margini di piattaforma, depositi esterni di scogliere, la stratificazione avviene lungo superfici inclinate, in questo caso si parla di clinostratificazione.
  • Principio di intersezione: Se entro una serie di strati si incontra uno livello litologico che interseca gli altri, quest'ultimo è sicuramente più giovane della serie di strati attraversati .
  • Principio dell'equivalenza cronologica: due strati sedimentari che, pur essendo situati in località diverse, contengono gli stessi fossili guida, si sono formati nel medesimo intervallo di tempo, sono cioè cronologicamente equivalenti..
  • In un contesto naturale il riconoscimento delle ere principali è molto più semplice di un ambiente decisamente influenzato della presenza dell’ uomo. Inoltre mentre a livello “naturale “ si parla di periodi in un ambiente “umanizzato è necessario parlare di anni precisi .
  • Vediamo come si può operare , in primo luogo si identificano gli strati e si tenta di ricondurli ad eventi particolari  già ricordati nella storia, come incendi , alluvioni , opere pubbliche …. e altri eventi notevoli che possono aver fortemente segnato il territorio.
  • Poi si cercano i “fossili guida “ che in paleontologia sono fossili veri e propri , ma in uno scavo possono essere , tipologie di oggetti che tanto per capirci in epoche preistoriche potevano essere le fattezze delle asce o delle lame di lancia , in epoca romana  le varie tipologie di vasi o in casi più fortunati di interi mosaici , in epoca medievale invece le fibbie possono essere fondamentali per datare le tombe .
  • Questo perché la natura dell’ uomo lo porta ad essere uso ai vezzi e alle mode e come oggi ben sappiamo la moda non dura molto e può essere ricondotta ad un breve lasso temporale .
  • Ma spesso gli strati sono corrotti sia da cause naturali ,sia da cause umane …. In particolre possiamo pensare  agli effetti di un bombardamento della seconda guerra mondiale sugli strati dei primi 2-3 metri di terreno
archeologia 1
archeologia 2
archeologia 3

Un altro metodo utilizzato per la datazione è la dendrocronologia (dal greco δένδρον = albero, χρόνος = tempo, e λογία = studio) che studia gli anelli di accrescimento del legno cercando di creare una mappa di confronto . La dendrocronologia si basa su tre principi:

  • gli alberi, nelle regioni in cui vi è una netta distinzione tra la stagione estiva e quella invernale, producono un nuovo anello di accrescimento ogni anno, facilmente visibile nella sezione trasversale del tronco.
  • alberi della stessa specie legnosa, viventi nella medesima area geografica, producono nello stesso periodo di tempo, serie anulari simili: infatti lo spessore di questi anelli varia ogni anno a seconda delle condizioni climatiche.
  • è possibile confrontare le sequenze anulari di alberi vissuti nella stessa area geografica nello stesso periodo di tempo (cross-dating).
  • La prima fase dell'indagine dendrocronologica consiste ovviamente nel prelievo dei campioni legnosi, sia da alberi viventi che da legni antichi. Per ogni singolo albero si ricava quindi un diagramma (curva dendrocronologica) che indica lo spessore degli anelli nel passare degli anni.

 

archeologia 4

Confrontando i campioni si cercano gli anelli simili e un passo alla volta si crea (come in figura) una mappa vera e propria chiamata curva standard che può risalire indietro nel tempo per centinaia e a volte migliaia di anni. Per l'Italia le curve standard più antiche sono quelle del Larice, che arrivano a datare fino al 756 d.C., ma in Germania è stato possibile estendere la datazione a 10.000 anni, arrivando fino all' 8480 a.C.

Un manufatto in legno può dunque venire datato determinando l'anno di abbattimento della pianta, tramite il confronto della sua sequenza di anelli con quella ricostruita nella regione .Le piante sono veri e propri archivi naturali, che memorizzano temperature, precipitazioni e cambiamenti ecologici.

Anche qui però ci sono dei “ma” . non è detto che un albero che si trovi in uno strato appartenga realmente a quel periodo … cadendo nel fango poterebbe essere sprofondato per qualche decina di centimetri e non è detto che un manufatto in legno rinvenuto sia stato prodotto con legno “verde” …. Potrebbe essere anche stato immagazzinato per qualche anno o addirittura appartenere ad un oggetto più vecchio riadattato ! 

Ora prima di addentrarci nelle metodologie più innovative e tecnologiche diamo uno sguardo  allo studio delle”varve” che sono depositi sedimentari lasciati dai ghiaccia nell’ Era del disgelo ogni anno nel periodo caldo .lasciando all’ inizio dell’ estate un sedimento chiaro e all’ inizio dell’ autunno un sedimento scuro per poi fermarsi nel disgelo durante l’inverno

 

archeologia 5

Questo metodo non è precisissimo ma  è utilissimo per riuscire a tarare il metodo del carbonio 14 e gli altri metodi che per quanto precisi hanno però sempre bisogno di dati di riferimento e di conferma in quanto si definiscono ….. SCIENTIFICI !!!!!!

Vediamo ora i metodi che si basano sul decadimento degli isotopi

Il metodo del carbonio 14 si basa sul principio che  il carbonio 14 nel tempo si trasforma degenerando in un altro isotopo , il carbonio 12 secondo una rapporto che segue costantemente una funzione matematica riassumibile nella curva sottostante .

 

archeologia 6

 Poiché la vita media del carbonio-14 è di 5730 anni (cioè la quantità di atomi presenti si dimezza ogni 5730 anni), la misura del numero di atomi di radiocarbonio superstiti fornisce una cronologia assoluta dell’organismo proveniente da scavo, con sufficiente approssimazione, tanto più trascurabile quanto più è remoto il periodo cui risale l’oggetto analizzato, in genere carbone, ma anche ossa o conchiglie. Tutti gli esseri viventi  assorbono dall’ atmosfera il C14 , al momento della morte l’assorbimento cessa e comincia la degenerazione in C12 perciò se riusciamo misurare il valore finale e applichiamo la curva di decadimento riusciamo quando incontriamo il valore o a determinare l’età .

E dove sorge l’inghippo questa volta? In primis il problema della misurazione non è cosa da poco deve essere effettuata in laboratori particolari e spesso le misurazioni dello stesso campione non coincidono neppure ! e poi il valore 0 non è costante ma varia in funzione del clima  degli agenti elettromagnetici dell’ atmosfera delle radiazioni solari ecc. ……. qui però ci aiuta la sorellina piccola … la dendrocrnologia che fondandosi per la datazione su piante riesce a definire il valore 0 in modo incontrovertibile !

Ma il c14 non riesce a superare i 50000 anni A.C. e perciò per lo studio del Paleolitico viene utilizzato il metodo che studia iL decadimento progressivo dell’ uranio. ,nei casi che si spingono oltre i 250000 anni ci si serve in modo analogo del metodo del potassio –argon, basato sulla trasformazione lenta dell’isotopo K40 del potassio nell’isotopo A40 dell’argo.

Questi metodi che si spingono più lontani nel tempo hanno però limiti di precisione e i dati sono meno affidabili e accurati.

Tutti questi metodi svolgono i loro studi su soggetti viventi vediamo ora metodi differenti.

Il metodo della TERMOLUMINESCENZA in archeologia è utilizzato per la datazione della ceramica . Si tratta di un procedimento che studia il fenomeno fisico di emissione di luce da parte di alcuni cristalli come quarzi e feldspato . La cottura del manufatto elimina ogni termoluminescenza presente nei materiali che fanno parte dell'impasto, ma l'irraggiamento ambientale porta con il passare del tempo ad un nuovo accumulo di energia.

Riscaldando nuovamente il materiale ad una temperatura di qualche centinaio di gradi, si può rilevare la quantità di termoluminescenza per mezzo di fotomoltiplicatori . Questa quantità dipende dal tempo trascorso dalla cottura, oltre che dalla quantità di irraggiamento subito (per cui i parametri di riferimento possono variare da luogo a luogo) e dal tipo di materiale presente nell'impasto. Va inoltre tenuto conto di altri eventuali riscaldamenti subiti dal manufatto (per esempio per un incendio). La tecnica è applicabile, oltre che alla ceramica, alla terra o alle pietre di un focolare, alle terre di fusione dei bronzi, alle sculture o decorazioni architettoniche in terracotta , ai mattoni, oppure ancora alla lava solidificata di un'antica eruzione . Per i forni da vasaio consente la datazione solo dell'ultimo utilizzo.

Il paleomagnetismo invece studia il cambio di polarità magnetica degli strati della crosta terrestre . Nelle rocce vulcaniche e negli strati di argilla (tanto per capire 2 possibili esempi ) sono contenute delle piccole impurità soggette a campi magnetici , quando le rocce vulcaniche si raffreddano e le argille si seccano le impurità vengono bloccate con un orientamento magnetico  corrispondente a quello terrestre … il campo magnetico terrestre però no è costante nel tempo e studiando l’orientamento negli strati si può risalire  ad un determinato periodo …….. sempre che ------ un terremoto  o lo scorrimento delle placche terrestri non ci voglia rovinare il “giochino”.

Un appunto finale su alcune tecniche che non sono utilizzate nella datazione ma che stanno divenendo aiuti insostituibili nelle ricerche .

In primis con l’avvento di internet e dei mille servizi resi disponibili non possiamo tralasciare la diagnostica archeologica che per mezzo delle prospezioni archeologiche ha lo scopo di individuare siti e oggetti non visibili sulla superficie del terreno. Rientrano in questo campo le fotografie aeree da aerei o da satelliti e la interpretazione e la elaborazione (trattamento e filtraggio delle immagini satellitari) di tali immagini al fine di mettere in evidenza le anomalie e, in alcuni casi, di produrre cartografie di supporto alla ricerca.

la prospezione geoelettrica o misura della resistività elettrica del suolo. L’apparecchiatura immette nel suolo attraverso alcuni picchetti metallici che fungono da elettrodi una leggera corrente elettrica, e misura la resistività elettrica del terreno nei vari punti, cioè la resistenza opposta dal terreno al passaggio dell’elettricità. Strutture sepolte danno alti valori di resistività, mentre fosse riempite di terreno umido, al contrario, oppongono una resistività bassissima perché l’acqua è un buon conduttore.  La mappa della resistività viene elaborata sulla base della quadrettatura di base lungo la quale sono stati spostati i picchetti durante la rilevazione; le zone di pari resistività vengono rappresentate con toni di grigio o con curve di livello.

La prospezione geomagnetica misura invece le variazioni del geomagnetismo, in quanto questo può essere alterato dalla presenza nel sottosuolo di elementi dotati di anomale caratteristiche magnetiche. Elementi fortemente magnetizzati, segnalati perciò da valori superiori al valore medio del terreno circostante,  sono i metalli e i luoghi che hanno subito forti fasi di riscaldamento (forni, fornaci, focolari). I dati vengono rilevati con un magnetometro, spostandosi  lungo una quadrettatura che permette in seguito di elaborare i dati sotto forma di mappa delle anomalie.

Nel campo della diagnostica archeologica la principale acquisizione degli ultimi anni è il georadar. Questa apparecchiatura concepita per indagare la stratificazione geologica, permette di ottenere profili del sottosuolo fino ad una profondità di 10 metri, registrando le caratteristiche degli strati incontrati. Particolarmente evidenti appaiono le cavità (tombe e cisterne) ma risultano visibili anche strutture in muratura. Il georadar, per quanto molto costoso, è l’unico metodo di indagine di superficie utilizzabile in ricerche di archeologia urbana, dove gli altri metodi, disturbati dalla presenza di tubature, cavi elettrici e altri elementi tipici del sottosuolo delle città, non sono applicabili.

 

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