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Gli Esplosivi

Le caratteristiche generali.
Innanzitutto  che  cos'é  un'esplosione?  Semplice; non  é  altro  che  la  decomposizione chimica di una sostanza esplosiva. In pratica la combustione di una sostanza solida o liquida che avviene in modo fulmineo e con un elevato aumento di temperatura e di pressione dei gas. Per “esplosivi”, comunemente detti anche “sostanze esplosive”, si intendono tutti quei composti che per effetto di una giusta causa esterna (un urto, una scintilla, una scarica elettrica ecc. ecc.) bruciano rapidissimamente, cioé esplodono.

Gli esplosivi si dividono in tre categorie: i composti, le miscele ed i miscugli. I composti sono tutti quei composti chimici specificatamente concepiti come esplosivi. Le miscele sono invece una unione di sostanze esplosive e non, che insieme creano un tipo di esplosivo specifico.I miscugli sono una unione di sostanze non esplosive che però amalgamate insieme creano un tipo di esplosivo specifico.Le caratteristiche di tutti gli esplosivi sono quelle di essere esotermici ed autosostenenti. Esotermici significa che generano calore. Autosostenenti significa che al loro interno vi sono tutti gli elementi per bruciare da soli. Ciò é garantito dal fatto che gli elementi chimici che li compongono possiedono un elemento comburente, ossia l'ossigeno e degli elementi combustibili, che possono essere alluminio, zolfo, idrogeno e carbonio.Poi vi sono altre tre caratteristiche “tecniche” possedute da tutti gli esplosivi. Due di queste  caratteristiche  sono  la sensibilità e  la stabilità.  Alcuni  esplosivi  possono dimostrarsi molto sensibili al maneggio ed alla lavorazione, nonché a qualsiasi forma di attrito o di urto. In questi casi l’esplosivo viene definito “instabile”. Per poter lavorarci in sicurezza bisogna mischiare all’esplosivo delle sostanze che servono per renderlo “stabile”, senza tuttavia modificarne o alterarne il potenziale. Queste sostanze sono definite “flemmatizzanti”. Le sostanze flemmatizzanti sono delle sostanze inerti che mischiate  all’esplosivo  ne  rallentano  la  combustione,  facendola  avvenire  in  modo uniforme e  rendendo  la  sostanza  inalterabile. Ossia  stabilizzandola, modificando le caratteristiche stesse  dell’esplosivo.  Questo  rende  l’esplosivo  insensibile  agli  sbalzi climatici e  luminosi  e  meno  sensibile  agli  urti.  Quindi  l’esplosivo  si  può  definire “stabile”. Una terza caratteristica é la potenza. La potenza é data dall’insieme degli effetti prodotti dall’esplosivo, che sono tre: luminoso, termico e meccanico.Gli effetti luminoso e termico sono dati dalla combustione istantanea che crea un lampo e genera un intenso calore (vampa).L'effetto meccanico, definito anche velocità di detonazione, é dato invece dalla velocità di espansione dei gas, prodotti dalla combustione, che generano un'onda d'urto che si espande in ogni direzione. La potenza dipende principalmente da questo, in quanto più é rapida la velocità tanto minore é la quantità di calore che viene dispersa, quindi il calore che  perdura  aumenta  la  temperatura  dei  gas  di  esplosione.  Per  intenderci  meglio, l'effetto meccanico é ciò che nelle bombe (a mano, da mortaio, d’aereo, ecc. ecc.) crea il brisamento, ossia il disintegrarsi dell'intera struttura della bomba in decine e talvolta in centinaia di schegge letali.Le due categorie più conosciute in cui tutti gli esplosivi esistenti vengono suddivisi in base alla velocità che raggiungono i gas generati durante la loro combustione, sono gli esplosivi deflagranti e gli esplosivi detonanti.

I deflagranti bruciano ad una velocità compresa tra i 100 ed i 1000 metri al secondo, sono detti anche “lenti”. La combustione della sostanza avviene in modo progressivo, propagandosi attraverso di essa per linee concentriche e parallele. Questi esplosivi, tra i quali rientrano tutte le polveri da sparo, producono solo pressione di gas. Nella maggior parte dei casi vengono impiegati per le cariche di lancio dei proiettili d'artiglieria e nelle cartucce.  Gli  esplosivi  deflagranti  si  innescano  abbastanza  facilmente, bastano  una scintilla  o  uno  sfregamento  accidentale  per  far  si  che  brucino.  Pertanto  occorre maneggiarli e conservarli con particolare attenzione, anche perché l'umidità e l'acqua li danneggiano in modo irreparabile. L'aspetto esteriore di questi esplosivi é quello di un insieme di piccoli grani dalle forme e dimensioni più svariate.

I detonanti sono invece molto più potenti. Bruciano a velocità elevatissime, dai 1000 sino ai 9000 metri al secondo. La combustione genera subito un onda d'urto, le cui onde, dette linee di forza, si spostano fulmineamente in linea retta attraversando l'intera massa della sostanza esplosiva, partendo dal punto in cui viene innescata sino a raggiungere la parte  opposta.  L'onda  d'urto  generata  spinge  verso  l'esterno  tutto  ciò  che  incontra, trasmettendo l'esplosione anche ad eventuali altri esplosivi posti nelle vicinanze. Questa é la così detta esplosione per influenza o “per simpatia”. Allo stesso modo qualsiasi  oggetto  viene  da  essa  investito  viene  accellerato  in  maniera  fulminea, diventando una scheggia letale.Al termine dell'espansione dei gas si manifesta un'onda retrograda, creata dal risucchio del vuoto d'aria verificatosi, che viaggia ad una velocità quasi uguale alla precedente, ma ovviamente in senso contrario, aumentando così l’effetto distruttivo dell’esplosione.Primari e secondari. Gli esplosivi detonanti si dividono tra questi due tipi. I detonanti primari sono degli esplosivi molto sensibili, (chiamati anche esplosivi da innesco) che vengono utilizzati nei detonatori. Si tratta di un tipo di esplosivo sensibilissimo la cui funzione é quella di trasmettere l'esplosione a quantitativi molto maggiori di altri tipi di esplosivi, sia detonanti che deflagranti. Questa é la funzione che svolge appunto il “detonatore”. Il Fulminato di Mercurio, l'Azoto Idrato e lo Stifnato di Piombo sono i più utilizzati per questa funzione. A differenza dei primari e dei deflagranti, gli esplosivi detonanti definiti secondari ben difficilmente si innescano accidentalmente. Infatti occorre raggiungere pressioni e/o temperature d'accensione  elevatissime. Persino  con  temperature di  180/230  gradi  si otterrebbe  solo  di  veder  bruciare  la  sostanza  senza  che  questa  esploda.  L'aspetto esteriore di questi esplosivi é quello di una materia solida, che può essere di vari colori e che può essere confezionata o lavorata in varie forme.Vediamo ora quali sono le fasi dei un esplosione, ossia la catena incentiva. Da una causa esterna (un urto, una scarica elettrica, l'accensione di una miccia, un percussore) si causa l'esplosione del detonatore, il quale trasmette istantaneamente l'esplosione alla carica principale. In base al tipo di esplosivo impiegato per quest'ultima ed all'arma nella quale viene utilizzato, otteniamo la partenza di un proiettile o la distruzione del contenitore in cui si trova l'esplosivo.

Le Miccie. L’impiego della miccia é il metodo più antico con cui si dava inizio alla catena incentiva per far scoppiare un miscuglio esplosivo. Inizialmente era una semplice corda di canapa bollita in acqua salata (infatti la miccia viene ancora oggi chiamata anche “corda”). Una volta  asciutta  bruciava  da  un  capo  all’altro  molto  lentamente. Al  giorno  d’oggi  é cambiato tutto e l’unica cosa che accomuna le miccie antiche a quelle attuali é solo il nome.  Attualmente  le  modene  miccie si  presentano  come  una  sorta  di  cordoncino gommato di vari colori con all’interno un’anima di esplosivo deflagrante o detonate, a seconda della sua destinazione d’uso. Il colore esterno e le scritte sopra di esso ne identificano le caratteristiche. Inoltre le moderne miccie possono bruciare anche sott’acqua, qualora le estremità sono protette dalle infiltrazioni.Le miccie si suddividono in queste tre tipologie:

• Miccie a lenta combustione;
• Miccie a combustione rapida;
• Miccie detonanti.
Le miccie a lenta combustione sono composte da un’anima di Polvere Nera, mescolata con sostanze ritardanti, racchiusa da una reticella di juta, la quale é a sua volta ricoperta da un’altra reticella impermeabilizzata con della plastica o dei derivati del catrame. Si può  accendere  con  una  fiamma  o  un’altra  fonte  incandescente.  La  velocità  di combustione di queste miccie di circa un centimetro al secondo.Le  miccie a  combustione rapida sono  di  concezione simile alle precedenti ma con all’interno  delle  sostanze  ritardanti  volutamente  di  minor  efficacia.  La  velocità  di combustione di quest’altre miccie é compresa tra i 30 ed i 150 metri al secondo.Le miccie detonant hanno in comune con le altre due solo l’involucro, più o meno simile ed al loro interno si trova dell’esplosivo detonante. Pertanto non possono venir impiegate per innescare degli altri esplosivi, ma servono invece per far detonare due o più  cariche  esplosive  contemporaneamente.  Infatti  la  miccia  detonante  esplode istantaneamente tutta insieme. Tra le miccie detonanti rientrano anche le miccie a carica cava, che servono per direzionare l’esplosione in modo tale da poter tagliare determinati materiali o strutture.

La Storia degli esplosivi.

La prima sostanza esplosiva (che poi é un miscuglio) di cui si é venuti a conoscenza é la Polvere Nera. A chi attribuire la sua invenzione non é cosa facile, di certo sappiamo che i Cinesi, nel nono secolo dopo Cristo, utilizzavano una sua variante per creare dei fuochi artificiali. Ma anche altri personaggi e popoli ne rivendicano la paternità. Sino al 1400 l'utilizzo in campo bellico fu estremamente limitato a causa delle sue primitive caratteristiche. La Polvere Nera era all'epoca un miscuglio pulvirento di salnitro (Nitrato di potassio), carbone di legna e zolfo, che venivano miscelati tra di loro in percentuali che variavano in base a scelte (o studi?) non troppo chiari, con il risultato che non sempre la polvere esplodeva. Inoltre era anche difficile da trasportare e conservare. Infatti gli scuotimenti generati durante il trasporto tendevano a separare i tre componenti in base al loro diverso peso molecolare e le botti di legno, in cui veniva conservata, lasciavano penetrare l'umidità, che danneggiava irrimedibilmente la polvere.All'inizio del 1400, la Polvere Nera inizia ad essere prodotta in grani, riuscendo quindi a risolvere tutti i problemi relativi al suo stoccaggio ed ai vari tipi di utilizzo che se ne doveva fare, riuscendo persino a regolarne la vivacità variando le dimensioni dei grani. Infatti i grani più sono grossi e più lentamente bruciano, diminuendo così la violenza dell'esplosione. Bisogna aspettare sino alla seconda metà del 1800 per vedere una serie di importanti scoperte, che portano a delle notevoli evoluzioni nel campo degli esplosivi.Il  1846  é  un  anno  importante.  Il  chimico  tedesco  Christian  Schonbein  inventa  la Nitrocellulosa, una sostanza che sarà la base di tutta una serie di esplosivi, tra i quali il Fulmicotone e contemporaneamente il chimico piemontese Ascanio Sobrero inizia a definire la formula di uno degli esplosivi più famosi al mondo: la Nitroglicerina, la cui scoperta  viene  ufficialmente annunciata  l'anno  successivo.  Una  delle  caratteristiche della Nitroclicerina é la sua estrema sensibilità, basta uno sbalzo di temperatura di pochi gradi centigradi o un lieve urto per farla scoppiare. Una carattristica che costò la vita a molte  persone  che  la  maneggiarono  ed  ai  chimici  che  tentarono  di  produrla  e  di stabilizzarla. Un'operazione in cui riuscirà, nel 1863, il chimico svedese Alfred Nobel, una  delle  menti  più  accelse  nel  campo  delle  sostanze  esplosive.  Oltre  che  alla stabilizzazione ed  alla  produzione  su  scala  industriale  della  Nitroglicerina,  a  lui  si devono  anche  altre importantissime scoperte.  La Dinamite nel  1867  e  le Gelatine Esplosive nel 1875, derivate entrambe dalla Nitroglicerina. Un'ulteriore dimostrazione del genio di Nobel é che anche questi due composti si prestano per fare da base a tutta una serie di moderni esplosivi. Cosi come l'ultima sua importante scoperta: la Balistite, la  prima polvere da  sparo  senza  fumo. Nata  nel  1889,  la  Balistite, é  composta da Nitrocellulosa e da Nitroglicerina, con l'aggiunta di un flemmatizzante (solitamente del Cotone Collodio) e nasce proprio come polvere da sparo per le cartucce delle armi portatili. Nello stesso anno, in Inghilterra, Frederick Abel inventa la Cordite. Ideata anch'essa come carica di lancio per i proiettili, la Cordite, il cui nome deriva dal fatto che viene prodotta  in  filamenti,  sviluppa  un  calore  di  combustione  minore  della  Balistite, proponendosi come valida alternativa per caricamenti che richiedano energie propulsive diverse. Nel giro di poco tempo la Balistite e la Cordite subentreranno completamente alla Polvere Nera. Quest'ultima, con il passare degli anni, sarà sempre di più relegata ad impieghi secondari e di minor conto. Ma torniamo un attimo indietro. Il 1863 é un anno importante anche per il chimico tedesco Wilbrandt. Infatti é in questo anno che si iniziano a gettare le basi per quello che é l'esplosivo più utilizzato in campo mondiale: il Tritolo. Conosciuto anche con i nomi di T.N.T. (trinitrotoulene), Tolite e Trotyl, il Tritolo nasce ufficialmente alla fine del 1800 ed é tuttora uno degli esplosivi detonanti più potenti. La velocità di espansione dell'onda d'urto é di 7600 m/sec. ed inoltre ha molti vantaggi: non si altera a contatto con i metalli, é insolubile, può essere fuso ed é estremamente malleabile. Lo si ottiene nitrando il toluene e mischiandolo con l'acido solforico e l'acido nitrico. Il suo aspetto é quello di un sapone cristallizzato di colore giallo/grigio o giallo/bruno. Per tutto il ventesimo secolo il Tritolo é stato e viene tuttora utilizzato per il caricamento di ogni tipo di proiettile d'artiglieria, cariche da demolizione, bombe d'aeroplano ed anche per le bombe a mano.Solo in tempi più recenti, in alcuni ordigni prodotti negli Stati Uniti e nei paesi della Nato, si é preferito impiegare altri esplosivi più moderni, quali il Compound B o il RDX, conosciuto anche come T4. E' curioso come quest'ultimo esplosivo sia subentrato al Tritolo solo ultimamente, pur essendo più vecchio d'età. Infatti il T4 deriva dalla Ciclonite, un composto che risale al 1888 e che all'epoca era troppo instabile e costoso per  poterlo  impiegare,  pur  essendo  più  potente  del  Tritolo.  Chiamato  dai  tedeschi Hexogen e dagli italiani Esogene, il T4 incominciò ad essere utilizzato negli anni '30 per produrre il Torpex, un potente esplosivo che, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne usato specialmente in campo aeronautico e navale per mine, siluri e bombe di profondità. Il T4 viene impiegato anche per i comuni detonatori.Un  discorso  a  parte  meritano  invece  gli  esplosivi  con  caratteristiche  prettamente incendiarie. Questi non sono, come alcuni credono, delle sostanze esplosive particolari. Ma  sono  semplicemente delle  sostanze  dalle  spiccate  caratteristiche  incendiarie.  Il Fosforo o la Termite sono le più utilizzate

.Caratteristiche degli esplosivi detonanti più diffusi

.Acido  Picrico (alias Trinitrofenolo, Melinite o Ecrasite). Scoperto  dal  chimico Haussmann  nel  1781,  l’acido  Picrico  venne  impiegato,  pur  essendo  velenoso  per l’uomo, come colorante e come medicamento sino al 1871, quando il chimico Sprengel ne scoprì le notevoli proprietà esplodenti, ben 8100 m/s. Malgrado che in natura é molto stabile, a contatto con la maggior parte dei metalli forma dei picrati sensibilissimi agli urti e quindi molto pericolosi. Le bombe a mano caricate con l’Acido Picrico devono avere l’interno stagnato o nichelato (gli unici metalli che non vengono intaccati), oppure necessitano di uno spesso strato di smalto. Si presenta in cristalli di colore giallo chiaro o paglierino.

Amatol (alias Amatolo). Si tratta di una miscela di Tritolo e Nitrato di Ammonio. In base alla percentuale di miscelazione si modifica la sua potenza. La sigla 80/20 (80% di Nitrato e 20% di Tritolo) o altre indicano le percentuali di miscelazione. In qualsiasi percentuale mantiene comunque delle ottime caratteristiche dirompenti.

Ammonal. Venne impiegato principalmente dagli eserciti inglese ed austroungarico nella Prima Guerra Mondiale. Deriva da un miscuglio di Nitrato di Ammonio, polvere di  Alluminio  e  Carbone.  Risente  molto  dell’umidità,  che  tende  a  decomporlo.  Si presenta di colore grigio lucido.

Azotidrato di piombo. Viene utilizzato principalmente nei detonatori. E’ un esplosivo detonante primario, di colore bianco opaco, più potente del Fulminato di mercurio, ma meno  sensibile.  Si  usa  da  solo  o  miscelato  con  lo  Stifnato  di  piombo.  Se  viene compresso aumenta di potenza. Si presenta come una serie di lunghi aghi cristallini ed incolori.

Baratol. Venne usato principalmente degli inglesi per gli ordigni destinati al fronte asiatico e tropicale. Deriva dal Amatol, ma ha delle migliori caratteristiche di resistenza all’umidità.

Binitronaftalina. Tipo di esplosivo derivato dalla Nitronaftalina o dai Nitrotoluoli. Le sue caratteristiche sono simili al Tritolo, ma é di potenza di poco inferiore.

C4 (alias “Plastico”). Può presentarsi in vari colori, dal bianco opaco al grigio scuro, ma assume sempre l’aspetto di una pasta molto malleabile grazie all’alta percentuale di paraffina. Mantiene le caratteristiche dirompenti della Pentrite dalla quale deriva.

Cheddite. Si tratta di un gruppo di miscele esplosive a base di Clorati che prendono il nome dalla città francese di Chedde, dove vennero inizialmente preparate. Sono di notevole potenza, quasi  totalmente igroscopici e  piuttosto plastici, ma anche  molto sensibili. Si presentano di colore grigio con striature nere.

Ciclonite (alias C6). Scoperto in Inghilterra nel 1888, pur avendo un elevato potere dirompente, non  venne  impiegato  a  causa  della  sua  instabilità  e  dell’alto  costo  di produzione. Solamente molti anni dopo si riusci a trovare un adeguato flemmatizzante ed il modo di produrlo a basso costo. Attualmente viene utilizzato come base per altri tipi di esplosivi.

Compound B (alias Composto B). Si tratta di una miscela in percentuali specifiche di Tritolo e RDX. Il risultato é un tipo di esplosivo plastico più potente del tradizionale Tritolo  e  di  costo  comunque  contenuto.  Attualmente  é  molto  usato  nelle  moderne bombe a mano.

Dinamite. Esplosivo tra i più noti, la Dinamite non é altro che della Nitroglicerina flemmatizzata e che ne mantiene le caratteristiche dirompenti. L’esplosione avviene solo con l’impiego di un detonatore. La dinamine, essendo solida, viene comunemente confenzionata in candelotti di vario peso.

Echo. Usato degli Italiani della Prima Guerra Mondiale, lo si può definire una versione italiana del Ammonal, dal quale però differisce per la diversa percentuale degli elementi chimici che lo compongono. Anch’esso si presenta di colore grigio lucido.

Espolsivo “P”.  Si  tratta di  un  tipo  di  esplosivo  a  base  di  Perclorato di  Ammonio utilizzato, in alcuni esemplari di bombe a mano, sia dai francesi che dagli italiani. Venne rapidamente soppiantato da altri esplosivi più sicuri ed efficaci.

Fosforo. Si può presentare in vari aspetti, ognuno corrispondente a delle specifiche caratteristiche. Il Fosforo bianco é il più usato, ha un aspetto cristallino, si conserva sott’acqua (ove continua a bruciare) e durante la combustione può raggiugere, in modo fulmineo, temperature intorno a 2700 gradi Celsius. Durante la combustione emette un fumo bianco denso. Se miscelato con il Solfuro di Carbonio o lo Zinco Dietile, il Fosforo bianco si incendia spontaneamente nel momento in cui viene in contatto con l’aria, lanciando faville incandescenti.

Il Fosforo rosso ha delle caratteristiche incendiarie minori e viene utilizzato più per scopi  fumogeni.  Anche  il  Fosforo  Rosso  può  venire  incendiato  con  il  Solfuro  di Carbonio o lo Zinco Dietile, usando solo una piccola quantità di esplosivo per aprire l’involucro della bomba.

Fulminato di mercurio. Viene utilizzato principalmente nei detonatori. E’ un esplosivo detonante primario, di colore bianco, molto sensibile specialmente se esposto alla luce, infatti si conserva al buio. Di solito non viene mai impiegato in quantità superiore ai 3 grammi. Inoltre deve essere maneggiato con cura essendo molto velenoso. Nell’acqua si decompone molto lentamente ed é inodore.

Gelatina Esplosiva. Anche questo esplosivo deriva strettamente dalla Nitroglicerina, di cui ne mantiene la potenzialità ma é molto più stabile. A differenza della Dinamite la sua consistenza ed il suo aspetto é gelatinoso, da qui il suo nome.

Lyddite. Esplosivo creato in Inghilterra, nel 1888, negli stabilimenti attigui al poligono militare di Lydd. Deriva dall’Acido Picrico, ma é molto più malleabile. Venne utilizzato nelle due guerre mondiali degli Inglesi.

M.A.B.T.. Miscela in parti specifiche di Tritolo e Binitronaftalina. Venne usato dagli Italiani nella Seconda Guerra Mondiale in quasi tutte le bombe a mano di produzione nazionale.

M.N.D.T. (alias Siperite). Miscela composta da Nitrato di Ammonio, Dinitronaftalina e Tritolo. Di colore giallo molto scuro era utilizzato degli Italiani della Prima Guerra Mondiale.

Nitranite. Esplosivo a base di Nitrato d’Ammonio utilizzato dagli italiani durante la Prima Guerra Mondiale.

Nitrocellolose. Si tratta di una intera famiglia di esplosivi che in base alle loro diverse caratteristiche vengono impiegati per la produzione di altri tipi di esplosivi, tra cui le polveri da sparo.

Nitroglicerina. Si  tratta del  più  famoso degli esplosivi  detonanti, fama tristemente dovuta alla sua estrema pericolosità. Infatti la Nitroglicerina pura é molto instabile e può essere  utilizzata  in  sicurezza  solo  con  l’aggiunta  di  un  flemmatizzante.  Da  essa discendono appunto vari altri esplosivi come la Dinamite e le Gelatine Esplosive.

Nitroglicole. Questo potente esplosivo discende sommariamente dalla Nitroclicerina, ma é più stabile e meno sensibile resistendo bene all’umidità ed al gelo.Pentrite. Esplosivo tra i più potenti (8.400 m/s circa), ma molto sensibile agli urti, si presenta  di  colore  bianco  chiaro.  Viene  utilizzato  nelle  miccie  detonanti  e  nella
preparazione del C4 e della Pentrinite, una miscela molto dirompente di Pentrite e Nitroclicerina.

Polvere Nera. La Polvere Nera é attualmente un miscuglio di Nitrato di potassio (75%), carbone vegetale (15 - 12%) e zolfo (10 - 13%), che vengono miscelati tra di loro in percentuali che variavano in base alla dimensione dei grani che si vogliono ottenere. Viene ancora utilizzata nelle miccie, come propellente e nei fuochi artificiali. E’ molto sensibile all’umidità ed all’acqua.

RDX (alias T4, Hexogene, Composition  A o Esogene)  Sigla  del  potentissimo esplosivo  derivato  dalla  Ciclonite  e  di  potenza  superiore  al  tritolo.  Totalmente igroscopico e perfettamente stabile si presenta come una sostanza cristallina di colore biancastro. Se mischiato con una percentuale di vaselina assume delle caratteristiche plastiche e leggermente oleoso

Stifnato  di  piombo.  Viene  utilizzato  principalmente  nei  detonatori.  Le  sue caratteristiche sono le medesime del Azotidrato di Piombo, ma si presenta di colore rosso scuro.

Termite. La Termite é una miscela di polvere d’Alluminio, Ossido di Ferro e Sabbia. Una  volta  accesa  in  un  punto  qualsiasi  continua  a  bruciare  da  sola,  progredendo nell’infiammazione in modo travolgente e può raggiungere temperature prossime ai 4000 gradi Celsius. In esigui quantitativi (come all’interno delle bombe a mano) le temperature  superano  di  poco  i  2100  gradi,  una  gradazione  capace  comunque  di distruggere qualsiasi cosa. Si ritene che la Termite sia in grado di penetrare 12 mm. di acciaio omogeneo ed inoltre continua a bruciare anche se immersa nell’acqua. Per la sua accensione vengono usati dei detonatori specifici.

Torpex. Si tratta di una miscela in percentuali specifiche di Tritolo, Ciclonite e Polvere d’Alluminio. Fu impiegato principalmente nella Seconda Guerra Mondiale negli ordigni che necessitavano di una grande potenza esplodente.

 Tritolo (alias TNT, Trotyl o Tolite). Il Tritolo é l’esplosivo più diffuso al mondo. Ciò é dovuto alla sue ottime caratteristiche di stabilità, malleabilità (fonde a 80° e si può colare in stampi di qualsiasi forma), non altera i metalli con cui é in contatto e non é igroscopico.  Anche  se  immerso  nell’acqua  fredda  non  si  decompone  e  si  scioglie pochissimo nell’acqua molto calda. Inoltre non emana esalazioni venefiche. La velocità dell’onda d’urto é di 7600 m/s una delle più potenti all’epoca della sua scoperta.Nelle sue forme si presenta in cristalli di colore giallo chiaro e se in presenza di luce, con il tempo, diventa prima arancione e poi rosso scuro.Ultime nozioni di carattere culturale.Precedentemente si é parlato di detonatori e cariche cave. Vediamo esattamente cosa sono e, nel mentre, parliamo pure di fuochi artificiali e degli esploditori.

I detonatori.

Si dividono in detonatori comuni e detonatori elettrici. Entrambi si presentano come dei tubetti di metallo aperti solo sulla sommità. Al loro interno, partendo dalla base, si trova una piccola quantità di esplosivo detonante secondario, sovrastato da un’ancora più piccola quantità di esplosivo detonante primario. Nei detonatori elettrici vi é in più una testina  elettrica,  sigillata  da  un  tappetto  di  gomma,  che  quanto  riceve  la  tensione s”infiamma innescando l’esplosione, cosa che nei detonatori comuni avviene invece con la scintilla della miccia.    

La carica cava.Con questo termine si indentifica una categoria di ordigni solitamente concepiti per penetrare delle opere fortificate e le corazze dei carri armati. La testata di un proiettile a carica cava é formata da un cono al cui interno é posta una carica esplosiva di forma conica anch’essa, ma disposta in modo concavo rispetto alla punta del proiettile. Questa insolita  conformazione  permette  il  verificarsi  del  “effetto  Munroe”  (dal  nome  del chimico  americano  Charles  Edward  Munroe,  che  ne  scoprì  l’effetto)  al  momento dell’eslosione.  Un  fenomeno  chimico-fisico  che  accresce  di  dieci/venti  volte  le capacità  di  un  esplosivo  confezionato  con  tale  forma,  rispetto  ad  una  carica convenzionale  di  uguale  quantità.  In  pratica  nel  momento dell’esplosione  la  carica esplosiva  così  conformata  genera  un  dardo  convesso,  ad  altissima  pressione  e temperatura, che si concentra al centro del punto d’impatto penetrando spessori molto elevati di metallo omogeneo o cemento armato. Nella Seconda Guerra Mondiale sia il Panzerfaust  tedesco,  sia  il  Bazooka  americano  utilizzarono  testate  che  sfruttavano questo  effetto.  Questa  tecnologia  é  tuttora  impiegata  in  molti  missili  anticarro  e antimateriali.

Fuochi artificiali e petardi. Questi  artifici  pirotecnici rientrano  tra  gli  esplosivi  deflagranti  e  sono  confezionati all’interno  di  un  involucro  di  cartone  o  di  plastica  leggera.  La  composizione dell’artificio varia in base all’effetto luminoso che si vuole ottenere, così come il colore delle faville dipende dal tipo di minerale che viene mischiato alla polvere pirotecnica.La pericolosità dei fuochi artificiali é da sempre una delle cose più sottovalutate e la dimostrazione é la gran quantità di dita, mani ed occhi che vengono amputati ad ogni capodanno e carnevale.Quando i fuochi artificiali vengono prodotti da ditte autorizzate i rischi di maneggio sono piuttosto ridotti, a patto di leggere bene le istruzioni per l’uso. Quando vengono prodotti da presunti “artigiani” sono invece quanto di meglio per farsi veramente male.In virtù di ciò non bisogna MAI maneggiarli con faciloneria e soprattutto MAI e POI MAI tentare di riaccendere gli artifici ed i petardi inesplosi.

Esploditore. L’esploditore é quel attrezzo che si é visto migliaia di volte nei film e nei cartoni animanti e cioé quella scatola quadrata sovrastata da una leva a “T”, la cui distensione ed il successivo schiacciamento da inizio alla catena incentiva che porta alla detonazione di una carica esplosiva. Oggi la sua forma é un pò cambiata, ma funzionata sempre elettricamente e, più o meno, con il medesimo concetto.

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