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sacro romano impero

FEDERICO BARBAROSSA

Non sono noti con certezza il luogo e la data di nascita di Federico Barbarossa. È tuttavia quasi certo che sia nato nel castello di Waiblingen, nella prima metà degli anni venti del XII secolo, le ipotesi spaziano tra il 1118 e il 1125. Il padre, che portava il suo stesso nome, era Federico II duca di Svevia. La madre di Federico era Giuditta di Baviera, sorella del duca di Baviera di Sassonia e marchese di Toscana, Enrico il Superbo, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del partito dei guelfi in Italia.

 Quando aveva tre anni suo padre perse un occhio in battaglia e, con l'integrità fisica, perse anche il ruolo di pretendente al trono di Germania, che passò al fratello minore Corrado III.

Alla morte di Corrado III (1152) la Germania si trovava in pieno disordine a causa delle ribellioni dei feudatari tedeschi e il potere monarchico era gravemente indebolito. In Germania era di norma secondo le leggi imperiali che i sovrani fossero creati dall'elezione dei prìncipi e non per successione dinastica. Corrado aveva un figlio di otto anni al quale non poteva trasmettere il potere alla luce della difficile situazione sociale , perciò egli stesso , prima di morire , raccomandò agli elettori l'elezione di suo nipote Federico di Svevia. L'elezione di Federico, avvenuta a Francoforte nello stesso anno, sia per il prestigio del nuovo sovrano, sia perché come figlio di padre ghibellino e di madre guelfa simboleggiava la riappacificazione della Germania divisa , riuscì a mitigare parzialmente i contrasti interni creando un clima di unità

Il Barbarossa si adoperò fin da subito in manovre diplomatiche molto complesse per riuscire ad accaparrarsi il supporto di importanti alleati tra la nobiltà laica tedesca. Anzitutto egli realizzò un'intesa con la Casata dei Welffen ,da cui ne derivò che Enrico il Leone riebbe oltre alla Sassonia anche la Baviera. La casa di Babenberg, a cui fu ritolta la Baviera, venne compensata con il titolo del ducato d'Austria, Toscana, Spoleto e dei beni della contessa Matilde. Quindi il Barbarossa cercò di consolidare il suo dominio diretto nella Svevia e nella Franconia. Sposò Beatrice, contessa dell'alta Borgogna e con essa tutti i territori della contea . In questo modo tutta la fascia della Germania meridionale si trovò compattata in una sorta di strettissima alleanza. D'altra parte facendo valere le normative del Concordato di Worms partecipò attivamente nella nomina dei vescovi ,molto spesso anche contro il volere del pontificato romano creandosi così molti alleati anche tra la nobiltà ecclesiastica .

Tale vigoroso rafforzamento del potere regio in Germania doveva costituire per Federico il fondamento per lo sviluppo della sua opera in Italia tanto che appena salito al trono scrisse al pontefice che era sua ambizione restaurare la grandezza del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. L’abilità di Federico ,nella fase della sua ascesa ,ma in genere durante tutto il suo regno, fu in gran parte di carattere giuridico , riuscì infatti ad insignirsi del titolo di imperatore e a sfruttare le normative del diritto romano per i suoi scopi .

Ad ostacolare il progetto imperiale vediamo però molti fattori contro i quali dovette combattere :

1 la presenza di stati nazionali come la Francia e l’Inghilterra che mal digerirono il declassamento a province dell’ impero tedesco.

2 la contrapposizione con la chiesa di Roma già sulla strada di forte rafforzamento del suo potere temporale .

3 la nascita in Italia settentrionale delle nuove e vive realtà comunali , gelose dei loro diritti e della loro autonomia .

4 la presenza nel sud Italia dei re normanni

5 l’inevitabile contrapposizione con l’impero bizantino , che in seguito ai movimenti dei crociati e la spinta dei paesi occidentali verso l’oriente attraverso i suoi territori si sentiva sempre più soggetto ad essere invaso .

Tenendo a mente questi punti si si può capire fin da subito come il sogno del barbarossa dovesse non potesse mai compiersi per intero , ma bisogna dargli il merito di aver scatenato una serie di eventi che caratterizzeranno la storia di tutta l’Europa nei secoli a venire ; ora proveremo di analizzarli .

Nel secolo XII, l’Italia si presentava fortemente contrassegnata da un esteso frazionamento politico al contrario del resto d’Europa dove si erano già affermate le basi dei futuri stati unitari . Cosa dunque poteva rendere l’Italia tanto appetibile per un imperatore mitteleuropeo? Il territorio italiano per la sua posizione geografica era il Paese destinato al maggiore e più rapido incremento della sua ricchezza, perché attraverso il Mediterraneo avvenivano gli scambi tra l'Occidente e i porti del Mar Nero, dell'Asia Minore, della Siria, dell'Egitto. Tutto ciò era amplificato dalla concomitanza di altri fattori :

1 la decadenza dell’ impero arabo indebolito dalle discordie interne

2 le crociate contribuivano a ravvivare i rapporti commerciali fra l'Oriente e l'Occidente

3 le repubbliche marinare si arricchivano con i commerci

4 le altre città dell’ entroterra si crearono grossi centri artigianali di lavorazione he sfruttavano la grande abbondanza di merci 

5 la relativa abbondanza di capitali dovuta all'industria determinò la crescita delle città con la conseguente richiesta di viveri che incentivò la produzione terriera ridando vigore alla lavorazione dei campi che dalla fine dell’ impero romano erano rimasti in larga parte incolti

6 la mancanza di un potere centrale forte

7 il sorgere di nuovi ceti sociali : feudatari, commercianti e artigiani , tutti aspiravano a una posizione sociale e politica corrispondente al loro nuovo stato .

8 la ricerca di un peso sociale da cui potessero poi derivarne interessi economici spinse i singoli cittadini ad organizzarsi in forme associative nuove in competizione e anche in aperta lotta fra loro ,lotte delle città con il contado, delle città con i vescovi, delle città fra loro e lotte intestine alle città stesse tra differenti e soprattutto lotte per mantenere l’autonomia e i diritti conquistati a discapito di un potere imperiale

 9 Questa descrizione rispecchia la situazione presente nell’'Italia settentrionale , al contrario nelle regioni meridionali il regno Normanno si rafforzava in una monarchia sempre più accentratrice, determinando la formazione di uno Stato saldamente organizzato che tendeva anche a espandersi al di là del mare in Africa.

Cosa rendeva sempre più appetibili ai sovrani tedeschi questi territori ?

1 la grande ricchezza

2 l’ideale di sacro romano impero non poteva non comprendere i territori italici ,ne tantomeno la città di Roma

3 la possibilità di avere uno sbocco sul mar Mediterraneo e sulle sue opportunità commerciali verso l’oriente

La pace ,seppur traballante , ottenuta in Germania consentiva a Federico di svolgere una più efficace azione nel difficile contesto italiano. Federico scese in Italia nell'ottobre del 1154 accompagnato da un piccolo esercito e fu incoronato re a Pavia; ma presto si accorse quanto fosse difficile restaurare l'autorità imperiale nel Regno d'Italia e in particolare nella Lombardia. A Roncaglia, vicino a Piacenza, convocò una dieta (assemblea) a cui intervennero le rappresentanze di tutti i territori assoggettati. Il Barbarossa con un decreto revocò tutte le usurpazioni dei diritti imperiali compiute dal tempo di Enrico IV in poi ,in tal modo voleva rinsaldare il potere imperiale a discapito delle autonomie cittadine . La cosa si tramutò inevitabilmente in rivolte sedate con scontri e dure guerre che videro il culmine con la distruzione della città di Tortona

Sedate queste rivolte si rimise in marcia verso Roma dove per mano del pontefice Adriano IV ricevette in San Pietro (giugno 1155) il titolo imperiale ; Il riacutizzarsi dei conflitti in Germania spinsero il barbarossa a tornare al nord nel ritorno attaccò e saccheggiò Spoleto, quindi intimorito dalla forza economica della città di Milano posta nel crocevia naturale tra l’italaia peninsulare e l’Europa, pubblicò una sentenza dove la privava di tutti i privilegi con l’intento di limitarne l’influenza nei territori circostanti . Con la rapida dipartita da Roma ,Federico aveva lasciato Adriano IV ,suo alleato privo di appoggi , il pontefice perciò , non potendo più contare sull'aiuto imperiale, si vide costretto a venire a patti con i Normanni e concedendo a Guglielmo I l'investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli (1156).


Le cose cominciarono a precipitare .

1 l'accordo concluso tra il papa e il re di Sicilia era contrario ai patti papali-imperiali

2 l'ingerenza eccessiva di Federico nelle elezioni dei vescovi in Germania (fatto sancito dal concordato di Worms in epoca antecedente all'epoca di Federico) metteva l’imperatore sotto una pessima luce rispetto al papato

3 una serie di conflitti scoppiarono nel sud della Francia

4 i contrasti con Milano stavano assumendo dimensioni sempre maggiori ; la riedificazione di Tortona fu vista come un gesto imperdonabile e la strenua difesa della sua autonomia fu la causa scatenante dell‘ ennesimo contrasto.

Nel giugno del 1158 Federico scese per la seconda volta in Italia con un grande esercito spalleggiato anche dalle milizie dei grandi feudatari italiani e di una parte dei Comuni. Risottomessa Brescia e ricostruita Lodi, fu assediata e costretta alla resa anche Milano. Venne quindi convocata per l'11 novembre la seconda e più importante Dieta di Roncaglia, alla quale intervennero arcivescovi e vescovi delle principali diocesi, prìncipi, duchi, conti, marchesi e consoli di tutte le città. Scopo della dieta era di regolare giuridicamente la posizione dei signori e delle città nei riguardi dell'Imperatore. I dottori di diritto di Bologna furono chiamati a far parte di una commissione la quale determinò quali fossero i diritti spettanti all'Imperatore nell'amministrazione delle città e dei territori: elezione di duchi, conti, marchesi; nomina dei consoli per le città; amministrazione della giustizia; conio della moneta; riscossione di pedaggi, tasse doganali e portuali; prelievi in natura di ciò che potesse occorrere all'Imperatore in viaggio e al suo esercito in marcia. (Principio fondamentale allora applicato, e desunto dal diritto romano, era che i diritti dell'Impero non potevano decadere o scemare per desuetudine, né essere invalidati da consuetudine contraria). Tali decisioni colpivano in particolare le città della Lombardia contro le quali si appuntavano altre disposizioni: era proibita la guerra privata, vietate le leghe fra città e le consorterie, stabilito che le controversie potessero risolversi soltanto davanti a giudici imperiali. In questo modo l'assolutismo imperiale era garantito anche per l'avvenire dalla dichiarazione dell'imprescrittibilità dei diritti imperiali.

Che i comuni accettassero tacitamente tutto ciò era impensabile !. Il Barbarossa sottrasse numerosi paesi alla giurisdizione di Milano e occupò i castelli di Milano e Crema. Altre città si unirono alla resistenza di queste due città. Crema, fedele alleata di Milano, assediata dalle truppe imperiali resistette per sei mesi, ma fu costretta ad arrendersi e fu distrutta. I milanesi si trovarono così nuovamente soli nella difesa della propria autonomia contro il potere imperiale . Un nuovo e più pericoloso conflitto però stava per scoppiare tra Adriano IV e il Barbarossa, il quale faceva valere i diritti sovrani anche contro i vescovi, affermava il suo potere nelle terre pontificie e rivendicava i diritti imperiali nella stessa Roma. Il papa, che si era accordato con il re di Sicilia, si alleò ai comuni lombardi

 Nell’ imminenza del conflitto sopraggiunse la morte del pontefice Adriano IV (10 settembre 1159). In questo momento la scelta del nuovo pontefice assumeva particolare importanza in quanto le scelte operate avrebbero segnato la storia futura ; la maggioranza dei cardinali elesse il cardinale senese Rolando Bandinelli, cancelliere di Adriano, che prese il nome di Alessandro III (1159-81); la minoranza elesse con due voti un parente degli Hohenstaufen, il cardinale Ottaviano, che si chiamò Vittore IV. L'Imperatore pretese di decidere fra i due eletti in un concilio da lui convocato a Pavia; ma Alessandro rifiutò di riconoscere la competenza di Federico; il concilio riconobbe il papa Vittore, mentre Alessandro scomunicava l'Imperatore.

Nel nord Italia proseguiva la guerra fra gli imperiali, fiancheggiati da milizie di Novara, Lodi, Cremona, Como, e i Milanesi coadiuvati da Brescia, e in due scontri le milizie imperiali furono battute (agosto 1160). Dopo questo successo i milanesi iniziarono la ricostruzione di Crema. L'anno dopo il Barbarossa, avuti grandi rinforzi dalla Germania e nuove forze da città e signori italiani, sconfisse i milanesi in campo aperto e assediò la città. Milano, ridotta alla fame e priva di soccorsi, fu costretta ad arrendersi (10 marzo 1162). Federico ordinò che la città fosse distrutta, e la distruzione fu affidata ai comaschi, pavesi, cremonesi, novaresi e ai vassalli di Martesana. Dispersi gli abitanti in quattro borgate, sottomesse Brescia, Piacenza, Bologna, le decisioni di Roncaglia ebbero piena applicazione; nei comuni furono insediati i podestà imperiali.

Federico sembrava giunto all'apogeo della sua potenza, ma una vasta coalizione si veniva preparando contro di lui. Il papa Alessandro III, costretto dagli intrighi dell'Imperatore ad abbandonare Roma, s'era rifugiato in Francia dove aveva ottenuto il riconoscimento della sua autorità da parte dei sovrani d'Occidente (sinodo di Tolosa dell'ottobre 1160). Morto l'antipapa Vittore, gli succedette uno dei due soli cardinali favorevoli al Barbarossa, Guido di Crema, che prese il nome di Pasquale III, e poi ancora un antipapa, Callisto III (1168); ma nella stessa Germania, dove lo scisma era tollerato con riluttanza, si formò una corrente favorevole ad Alessandro, il quale intanto aveva potuto rientrare in Roma (1165). Il Barbarossa era disceso per la terza volta in Italia (ottobre 1163), mirando a una spedizione contro i normanni per la quale doveva essere aiutato da Genova e da Pisa. Ma la spedizione non ebbe luogo, sia perché le due repubbliche, in lotta fra loro per il dominio della Sardegna, non gli diedero aiuti, sia perché l'Imperatore si ammalò. Nell'inverno del 1163-64 cominciarono ad apparire chiari i segni della riscossa antimperiale, poiché le città della marca veronese (Verona, Treviso, Vicenza, Padova) con l'appoggio di Venezia, si strinsero in lega (Lega Veronese), ciò che costituiva una violazione dei decreti di Roncaglia.

Tanto si era impegnato Federico affinchè gli venisse riconosciuto il potere imperiale che non si era reso conto che invece di distruggere le realtà comunali delle quali doveva temere la spinta autonomista  ,al contrario le aveva scelte come alleate e in certi casi ne aveva aumentato anche il potere in pratica non avevano distrutto nessuna delle forze che si opponevano alla sua dominazione in Italia: né i Comuni, né il papato, né il Regno di Sicilia.

Il re di Sicilia era occupato a domare una ribellione interna (forse fomentata dallo stesso Federico tanto che una volta sconfitti  i nobili ribelli trovarono asilo proprio dall’ imperatore) e non poté dare aiuti validi al pontefice contro l'Imperatore . L’imperatore d'Oriente offrì il proprio aiuto al pontefice proponendo ad Alessandro l'assoggettamento di Roma e dell'Italia e il ristabilimento dell'unione delle due Chiese, purché fosse a lui restituita la corona imperiale anche per l'Occidente. Questo piano non fu accolto dal papa, che però si valse di un Imperatore contro l'altro. I bizantini avevano occupato Ancona (1157), mirando a una riconquista dell'esarcato. Il Barbarossa pensò allora di strappare all'Imperatore d'Oriente la base che egli manteneva nell'Italia centrale e sulla fine del 1166 scese per la quarta volta in Italia. Nella Dieta di Lodi convocata l'Imperatore che voleva organizzare  la spedizione contro l’imperatore bizantino le città lombarde avanzarono richieste che non venendo in alcun modo ascoltate sollevarono parecchio astio contro l’imperatore , sicché mentre egli poté rafforzare il suo dominio nell'Emilia e assediare Ancona, la stessa Cremona gli si rivoltò e si strinse in lega con Mantova, Brescia, Bergamo e con i milanesi. L'accordo fu concluso nel monastero di Pontida fra Bergamo e Lecco (aprile 1167), e fu il primo nucleo della Lega Lombarda.

Federico, ottenuta la resa di Ancona, snobbò il nuovo movimento antimperiale nella Lombardia e preferì intervenire prima a Roma e nell'Italia meridionale. Impadronitosi di Roma si fece incoronare Imperatore una seconda volta dall'antipapa Pasquale e si accordò con il comune romano, mentre Alessandro III riparava a Benevento. La spedizione nell'Italia meridionale fu però impedita da una grave epidemia scoppiata nell'esercito imperiale. L'Imperatore ritornò allora in Lombardia, dove la lega si allargava fondendosi con la Lega Veronese, sicché si giunse alla costituzione definitiva della Lega Lombarda (1 dicembre 1167). Federico, cui restavano fedeli solo Pavia e Como, dovette tornare in Germania. Il marchese di Monferrato suo partigiano gli servì da intermediario presso il conte di Savoia e il Barbarossa, attraverso il Monferrato, poté pervenire a Susa, dove una rivolta della città l'obbligò a fuggire travestito per il valico del Moncenisio (1168).

Nei sei anni che rimase in Germania il Barbarossa provvide a rafforzarvi la sua posizione: fece eleggere re il primogenito Enrico, agli altri figli diede i ducati di Svevia e di Franconia e il Regno di Borgogna, e mantenne i buoni rapporti con Enrico il Leone. Ma in Italia frattanto si consolidava la lega antimperiale che si giovava ora delle alleanze con il papa, con il re di Sicilia e con l'Imperatore d'Oriente. Vi aderirono, costrette, anche città imperiali, come Corno e Novara, e perfino grandi feudatari come il marchese Malaspina di Lunigiana e il conte di Biandrate. Milano risorgeva dalle sue rovine. Per tenere testa a Pavia e al marchese di Monferrato i collegati fondarono, alla confluenza della Bormida con il Tanaro, una nuova città, che in onore del pontefice fu chiamata Alessandria (1168). Un momentaneo indebolimento alla lega venne dalla lotta scoppiata tra Venezia e Manuele Comneno; e quando Federico mandò innanzi in Italia il suo cancelliere Cristiano, arcivescovo di Magonza, Venezia cooperò con le sue navi all'assedio posto da Cristiano ad Ancona (1174). Ancona tuttavia si difese energicamente e poté essere liberata; l'alleanza di Venezia con il re di Sicilia obbligò l'Imperatore Manuele alla pace.

Federico, attraversò la Borgogna e la Savoia, scese per la quinta volta in Italia (1174), con l'intento di fiaccare la Lega Lombarda. In Italia egli aveva ancora forti appoggi; il conte di Savoia lo favoriva; i Pavesi e il marchese di Monferrato accorsero in suo sostegno; l'esercito del cancelliere Cristiano dominava l'Italia centrale; il duca Guelfo, senza figli, aveva ceduto all'Imperatore i suoi feudi di Toscana; il papa era costretto fuori di Roma dall'ostilità dei cittadini. Entrando in Italia il Barbarossa si vendicò di Susa che fu incendiata, prese Asti e assediò Alessandria. L'assedio durò fino alla settimana santa del 1175; una vigorosa sortita degli assediati e l'avvicinarsi dell'esercito che intanto la lega aveva allestito, costrinsero gli imperiali a togliere l'assedio. Invece di una battaglia campale, che pareva inevitabile, si venne all'armistizio di Montebello (aprile 1175) con il quale si affidava a una commissione di arbitri la soluzione delle controversie , ma le trattative, alle quali partecipò anche il papa, fallirono.

Nella primavera del 1176 l'Imperatore mosse per incontrare le truppe che dalla Germania ,ma gli aiuti furono meno imponenti del provisto .

1La Germania non prendeva troppo interesse alle cose italiane;

2 la maggioranza dei signori si occupava delle cose locali ed era piuttosto avversa alle costose e onerose spedizioni italiane

3 la gelosia dei nobili era in rapida ascesa se l'Imperatore vi riportava vittorie,

5 il maggiore dei suoi fedeli , Enrico Il Leone cominciava a prendere le distanze dal Barbarossa

. Le nuove forze furono accolte da Federico presso il Lago di Como; i Comaschi tornarono dalla sua parte, e l'Imperatore mosse verso sud per unirsi con le forze fornitegli da Pavia e dal marchese di Monferrato. Le forze della Lega gli tagliarono la via tra il Ticino e l'Olona e a Legnano si venne alla famosa battaglia (29 maggio 1176). L'urto venne sostenuto massimamente dai Milanesi e in particolare dalla Compagnia della Morte che fece il suo estremo sforzo asserragliata intorno al carroccio, impedendo che si convertisse in rotta il primo ripiegamento a cui la cavalleria tedesca aveva costretto parte dei collegati. Federico combatté valorosamente, e rovesciato da cavallo scomparve nella mischia. L'esercito imperiale sconfitto riparò a Pavia, dove lo raggiunse anche l'Imperatore, che i suoi avevano pianto per morto.

La vittoria riportata a Legnano non fu di eccessiva importanza tattica o strategica, ma era grande per il suo valore politico e morale e per le ripercussioni che avrebbe potuto avere in Germania. Federico quindi si affrettò ad avviare trattative di pace. I collegati non sfruttarono a fondo la vittoria, sia per mancanza di fiducia nelle proprie forze, sia per non completa concordia fra loro, sia per la loro disposizione d'animo essenzialmente difensiva. Della vittoria profittò invece il pontefice. Nei preliminari di Anagni Federico riconobbe Alessandro come papa, abbandonando la causa dell'antipapa; riconobbe alla Chiesa romana le regalìe che essa prima possedeva; rinunciò al prefetto imperiale in Roma, cioè al governo effettivo della città.

Tornato in Germania, il Barbarossa mirò accrescervi la propria potenza e questa volta a danno di Enrico il Leone che gli aveva rifiutato il suo aiuto nella guerra in Italia. Questi dapprima fu messo al bando dell'Impero (1180); poi la sua ostinata resistenza fu schiacciata dalla coalizione formata da Federico con i prìncipi sassoni. Anche in Italia la situazione per Federico venne migliorando con il diminuire della compattezza della Lega. La pace definitiva coi comuni poté così essere conclusa a Costanza (25 giugno 1183). Per essa l'Imperatore riconosceva la Lega e faceva concessioni alle città che la componevano entro le mura e in parte del contado; riconosceva i loro privilegi e si obbligava ad investire i consoli eletti dai cittadini, rinunciando a mandare nelle città i podestà imperiali. Le città si obbligavano a pagare un tributo annuo all'Imperatore e a fornirgli il fodro quando scendeva in Italia; inoltre l'Imperatore conservava la giurisdizione in grado di appello e riservava a sé la decisione delle controversie fra comune e comune. In sostanza i comuni ottennero quello che avevano chiesto prima della formazione della Lega: essi conservavano la loro autonomia, vedevano ridotti i loro obblighi feudali e limitata a pochi casi l'ingerenza imperiale nelle loro questioni. Era un compromesso che segnava la rinuncia ai piani di dominio accentratore e assoluto di Federico.

Il trattato di Costanza riguardava soltanto le città della Lega che avevano combattuto contro Federico e delle quali si faceva espressamente menzione. Con il tempo però, o per speciali decreti imperiali o per tacita autorizzazione, le conclusioni stipulate a Costanza furono estese a tutte le altre città di quello che restava sempre giuridicamente, anche se fittizio, il Regno d'Italia. Con questa pace ebbe principio sotto l'aspetto giuridico il regime comunale, per il riconoscimento del quale si era combattuto per ventidue anni, dal 1154 al 1176.

 Nell'Italia centrale e settentrionale cercò di mantenere le condizioni consolidate dalla guerra e dalla pace di Costanza .Nell’ Italia meridionale l'accordo fra l'Impero tedesco e il regno normanno di Guglielmo II si attuò attraverso il matrimonio fra l'unica rappresentante della casa Normanna, Costanza figlia di Ruggero II, ed Enrico figlio dell'Imperatore matrimonio suggellato dall’ appoggio militare offerto da federico all’ imperatore normanno contro l’impero bizantino ..

 Lo stato pontificio  si sentì stretto e minacciato da questa alleanza tanto che il papa Lucio III (1181-85) rifiutò d'incoronare Imperatore Enrico, mentre viveva ancora il padre; e il dissidio si fece più grave con Urbano III (1185-87). Ma il Barbarossa non si preoccupò dell'opposizione pontificia e fece celebrare solennemente il matrimonio tra Enrico e Costanza a Milano, dove Enrico fu incoronato re d'Italia (gennaio 1186). Questo fatto complicava ulteriormente i rapporti tra il papa e l'Imperatore; ma il nuovo papa Clemente III (1187-91) volle anteporre a ogni altro pensiero quello della crociata e si pacificò con l'Imperatore, a condizione che Federico partisse per l'Oriente.

Si venne così alla Terza Crociata. La situazione dei cristiani divenne critica quando un ufficiale del sultano di Damasco, Salah ad-Din (il Saladino), dopo aver occupato l'Egitto rovesciando la dinastia dei Fatimiti, riuscì a riunire sotto di sé tutti gli Stati della Siria e della Mesopotamia (1174-93).Il Saladino dapprima non attaccò il regno di Gerusalemme, ma poi, assalito dai cristiani (1177), proclamò la guerra santa e invase il regno di Gerusalemme. Fallito un primo tentativo, tornò all'assalto e schiacciò i cristiani nella battaglia di Hattin presso il lago di Tiberiade (1187) ,occupando anche Gerusalemme. All'annuncio dell'evento fu grande la commozione in tutta la cristianità, e da Clemente III fu bandita la Terza Crociata. Federico, pacificati Riccardo Cuor di Leone re d'Inghilterra e Filippo II Augusto re di Francia, affidata la reggenza al figlio Enrico, parti con i due sovrani, nel 1189, alla testa di un esercito scelto e ordinato. Giunto in Siria superando l’esercito bizantino alleatosi con gli arabi , mentre tentava di guadare il fiume Selef in Cilicia, il Barbarossa annegò (giugno 1190).

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